Perché si chiama Tuchì? La storia di un nome ritrovato

Dalla controversia sul Tocai alla scelta di una parola profondamente legata al territorio gardesano.
Un nome può raccontare la storia di un vino, ma può anche diventare una sfida. Per molti anni il bianco di San Martino della Battaglia fu conosciuto come Tocai, termine utilizzato anche in altre aree viticole italiane. La somiglianza con il nome del vino ungherese Tokaji aprì una lunga controversia internazionale, pur trattandosi di prodotti differenti.
Un accordo del 1993 tra la Comunità Europea e l’Ungheria stabilì una fase transitoria che terminò il 31 marzo 2007. Da quel momento il mondo del vino italiano dovette rivedere le proprie denominazioni commerciali: in Friuli si affermò Friulano, in Veneto Tai. A San Martino la questione era particolarmente delicata, perché toccava un vino dalla produzione già molto limitata.
La soluzione arrivò valorizzando la lingua e la memoria locale. Attraverso le ricerche di Michele Vescia venne scelto il termine Tuchì, che nel territorio richiama qualcosa di piccolo, come i grappoli e gli acini caratteristici dell’uva.
Non fu soltanto un cambiamento di etichetta. Il nuovo nome diventò un modo per rivendicare l’esistenza di una tradizione distinta, legata alle colline del Basso Garda. Oggi dire Tuchì significa ricordare che anche una parola può contribuire a salvare un patrimonio vitivinicolo.